Clément Viktorovitch, quarantadue anni, francese, commentatore politico e divulgatore di oratoria e retorica, è una figura conosciuta anche fuori dalla Francia. Il suo ultimo libro, Il potere della retorica, pubblicato da Sellerio con la prefazione di Luca Sofri, direttore editoriale del Post, arriva in un momento particolare per l'Italia, dove si assiste a una riflessione sui limiti e sulle opportunità dell'oratoria.

Viktorovitch ha costruito una carriera non solo come commentatore televisivo ma anche come divulgatore sui social network e su YouTube, dove i suoi contenuti sono seguiti anche da un pubblico giovane. Il suo lavoro si pone l'obiettivo di spiegare perché la retorica non sia solo un insieme di trucchi, ma uno strumento per comprendere meglio il linguaggio del potere e per valutare con maggiore consapevolezza i messaggi che circolano nelle democrazie.

La prefazione di Sofri introduce il lettore italiano all'importanza di avere un luogo fisico e simbolico dove esercitare la parola pubblica. Il riferimento è allo Speakers' Corner di Hyde Park, a Londra, nato da una legge britannica del 1872 che ha definito uno spazio preciso per i discorsi pubblici. Nel corso della storia, questo angolo del parco è stato frequentato da oratori come Karl Marx, Vladimir Lenin e George Orwell, diventando un simbolo della libertà di parola e del confronto politico.

Sofri sottolinea come, in Italia, non esista un equivalente dello Speakers' Corner. Nonostante una lunga tradizione di comizi politici e discorsi parlamentari, manca una cultura diffusa dell'eloquenza programmata. L'oratoria italiana tende a essere più improvvisata e meno deliberata rispetto a quella britannica, dove il discorso pubblico è spesso il risultato di una preparazione meticolosa.

Il punto della prefazione è che, in Italia, la capacità di parlare in pubblico viene spesso considerata un talento naturale, quasi innato, mentre nel mondo anglosassone è vista come una disciplina che si può studiare e affinare. Sofri cita la tradizione italiana del "parlarsi addosso", fatta di espressioni disordinate e improvvisate, in contrasto con la cultura britannica della pianificazione e della revisione continua.

Il libro di Viktorovitch si inserisce in questo contesto come una sorta di introduzione a un nuovo modo di guardare alla comunicazione pubblica. Non si tratta di un manuale di retorica, ma di un invito a fermarsi e a osservare aspetti che spesso vengono trascurati nella vita quotidiana.

In conclusione, il messaggio del libro è che anche la comunicazione ha bisogno di regole. In un mondo sempre più individualista e competitivo, dove tutti cercano di farsi ascoltare, Viktorovitch invita a introdurre un po' di ordine. Non per fermare il flusso delle parole, ma per renderlo più consapevole e più efficace.

Perché, alla fine, sapere come funziona la persuasione non significa solo convincere gli altri, ma capire meglio anche noi stessi quando ascoltiamo o osserviamo i discorsi altrui.

Fonti